{"id":432,"date":"2020-08-10T12:23:46","date_gmt":"2020-08-10T12:23:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quattro-p.it\/piazzaleloreto\/?p=432"},"modified":"2022-08-31T10:03:44","modified_gmt":"2022-08-31T10:03:44","slug":"10-agosto-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.stragepiazzaleloreto.eu\/leradicidellapace\/10-agosto-2020\/","title":{"rendered":"10 Agosto 2020"},"content":{"rendered":"<p><strong>La Strage<\/strong><br \/>\nAll\u2019alba del 10 agosto 1944, in piazzale Loreto, a Milano, un plotone della legione autonoma Ettore Muti, comandato dal capitano Pasquale Cardella<sup class='footnote' id='fnref-432-1'><a href='#fn-432-1' rel='footnote'>1<\/a><\/sup> fucila quindici partigiani, prelevati dal reparto a gestione nazista del carcere milanese di San Vittore. Alle 4.30 del mattino, nel carcere di S. Vittore, i prescelti furono selezionati personalmente dal capitano delle SS Saevecke, comandante della sicurezza nazista per mezza Lombardia e responsabile anche della conduzione del carcere milanese. I prigionieri giunsero in piazzale Loreto verso le 5.45, furono addossati, in qualche modo, allo steccato che c\u2019era all\u2019angolo di via Andrea Doria e furono fucilati disordinatamente<sup class='footnote' id='fnref-432-2'><a href='#fn-432-2' rel='footnote'>2<\/a><\/sup>. Poi, inseguito e ucciso brutalmente il ferito Soncini, che, tentata la fuga, si era rifugiato in un palazzo di via Palestrina, due militi della Muti ne riportarono il corpo in piazzale Loreto, lo trascinarono sprezzantemente per i piedi e lo gettarono sul mucchio<sup class='footnote' id='fnref-432-3'><a href='#fn-432-3' rel='footnote'>3<\/a><\/sup>. Alle 6.10 era tutto finito. I corpi furono ammucchiati uno sull\u2019altro e, in cima al mucchio, fu apposto \u00abun cartello che indicava la rappresaglia per l\u2019attentato di Viale Abruzzi<sup class='footnote' id='fnref-432-4'><a href='#fn-432-4' rel='footnote'>4<\/a><\/sup>\u00bb firmato dal comando tedesco. Ai fucilandi fu negata ogni parvenza di processo e, perfino, il conforto religioso che \u00abnon si \u00e8 mai negato neppure al pi\u00f9 abbietto assassino<sup class='footnote' id='fnref-432-5'><a href='#fn-432-5' rel='footnote'>5<\/a><\/sup>\u00bb.<br \/>\nL\u2019ordine di fucilazione, impartito da Saevecke, fu poi girato, per la parte operativa, al colonnello Pollini della GNR<sup class='footnote' id='fnref-432-6'><a href='#fn-432-6' rel='footnote'>6<\/a><\/sup>. Secondo la testimonianza dell\u2019ex vice prefetto dell\u2019 epoca, dottor Alberto Bettini, resa alla Corte d\u2019Assise Straordinaria in data 28 agosto 1945, i fucilati avrebbero dovuto essere 45<sup class='footnote' id='fnref-432-7'><a href='#fn-432-7' rel='footnote'>7<\/a><\/sup> poi ridotti, per autonoma decisione del comando lombardo delle SS, a 25 e in seguito a quindici. Infatti, durante una telefonata al colonnello von Kolberck, il capitano Saevecke lo inform\u00f2 che era stato possibile preparare solo quindici nominativi per la pianificata rappresaglia in risposta all\u2019 attentato di viale Abruzzi<sup class='footnote' id='fnref-432-8'><a href='#fn-432-8' rel='footnote'>8<\/a><\/sup>. Il merito della riduzione, quindi, non \u00e8, come ama dire la vulgata neofascista, del fascismo repubblichino; anzi, secondo la testimonianza dell\u2019Obersturmf\u00fchrer SS Eugen Krause<sup class='footnote' id='fnref-432-9'><a href='#fn-432-9' rel='footnote'>9<\/a><\/sup>, appartenente all\u2019Aussenkommando SS di Milano, durante la riunione nell\u2019ufficio del generale von Goldbeck all\u2019Hotel del Turismo di Milano, il colonnello Pollini della GNR, il maggiore Bossi dell\u2019UPI, il capitano Cardella della Muti, e altri fascisti \u00absuggerirono l\u2019impiccagione di un centinaio di persone davanti alla stazione di Milano\u00bb. La testimonianza di Krause conferma l\u2019affermazione di Bettini, secondo la quale il fascismo milanese aveva proposto di eliminare un numero di ostaggi ben pi\u00f9 elevato.<br \/>\nInfine, il comunicato della Gestapo<sup class='footnote' id='fnref-432-10'><a href='#fn-432-10' rel='footnote'>10<\/a><\/sup>, che annuncia l\u2019avvenuta fucilazione, elenca nominativamente 26 detenuti complessivi, indicando i quindici fucilati, la \u00abgraziata\u00bb Giuditta Muzzolon che sar\u00e0 inviata al campo di concentramento di Ravensbr\u00fcck (si salver\u00e0 e rientrer\u00e0 a Sesto S. Giovanni poco dopo la fine della guerra) e i nomi dei dieci partigiani che \u00abhanno avuto commutata la pena di morte nella condanna al penitenziario, ove rimarranno fino a quando non si verifichino ulteriori atti di sabotaggio\u00bb. Nella realt\u00e0, saranno inviati ai campi di sterminio di Flossemburg, prima, e di Dachau, poi: se ne salveranno solo la met\u00e0. Alle 4.30 del mattino, al momento di uscire dal carcere, per il trasferimento sul luogo della fucilazione, ai quindici furono distribuite delle tute da operai per far loro credere che li avrebbero portati a lavorare per la Todt. Sul libro matricola del carcere, il piantone di servizio annota \u201cPartiti per Bergamo\u201d<sup class='footnote' id='fnref-432-11'><a href='#fn-432-11' rel='footnote'>11<\/a><\/sup>.<br \/>\nAll\u2019epoca, Piazzale Loreto era il punto di convergenza del traffico dei pendolari milanesi verso le fabbriche della Brianza e di quello dei pendolari della provincia verso Milano. I nazisti non scelsero casualmente il luogo dell\u2019esecuzione: volevano trasmettere un messaggio duramente intimidatorio alla popolazione e alla Resistenza e il maggior numero possibile di persone doveva vedere e sapere. Negli orari di punta dei giorni lavorativi, il transito dei pendolari contava diverse decine di migliaia di lavoratori<sup class='footnote' id='fnref-432-12'><a href='#fn-432-12' rel='footnote'>12<\/a><\/sup>. Ma in quell\u2019occasione, la voce del raccapricciante episodio corse rapidamente di bocca in bocca e, raggiungendo anche semplici cittadini, moltiplic\u00f2 enormemente il numero dei passanti che temevano di poter riconoscere parenti o amici nei poveri corpi straziati.<\/p>\n<p><strong>Dopo la strage<\/strong><br \/>\nAnche le modalit\u00e0 del dopo strage furono particolarmente efferate. I militi della Muti offesero i poveri corpi in tutti i modi: non risparmiarono calci e sputi in segno di disprezzo<sup class='footnote' id='fnref-432-13'><a href='#fn-432-13' rel='footnote'>13<\/a><\/sup>, alcuni di loro mangiavano fette di anguria e sputavano i semi sui cadaveri<sup class='footnote' id='fnref-432-14'><a href='#fn-432-14' rel='footnote'>14<\/a><\/sup>, un gruppetto di ausiliarie fasciste si pul\u00ec le scarpe nei vestiti delle vittime<sup class='footnote' id='fnref-432-15'><a href='#fn-432-15' rel='footnote'>15<\/a><\/sup>, una delle guardie orin\u00f2 al riparo dello steccato<sup class='footnote' id='fnref-432-16'><a href='#fn-432-16' rel='footnote'>16<\/a><\/sup>.<br \/>\nLo sprezzante maltrattamento riservato ai morti si estende anche ai parenti.<br \/>\nNella testimonianza che la signora Fogagnolo rese alla 78th Special Investigation Branch inglese<sup class='footnote' id='fnref-432-17'><a href='#fn-432-17' rel='footnote'>17<\/a><\/sup>, che nel 1946 indag\u00f2 sulla strage<sup class='footnote' id='fnref-432-18'><a href='#fn-432-18' rel='footnote'>18<\/a><\/sup>, dice che il corpo di suo marito presentava ferite d\u2019arma da fuoco allo stomaco e al petto, ma il cranio &#8211; dice testualmente &#8211; era \u00absfracellato\u00bb; ora possiamo dire, con certezza quasi assoluta, che fu a causa dei calci dei militi fascisti.<br \/>\nLa sorella di Giulio Casiraghi, Pinetta<sup class='footnote' id='fnref-432-19'><a href='#fn-432-19' rel='footnote'>19<\/a><\/sup>, convalescente dopo un\u2019operazione di appendicite, sente parlare della strage dai vicini di casa, a Sesto San Giovanni. Temendo per la sorte del fratello Giulio, in carcere a Milano, decide di andare in piazzale Loreto a vedere.<br \/>\nUn milite fascista l\u2019apostrofa: \u00abCosa cerca\u00bb?<br \/>\n\u00abSto cercando mio fratello\u00bb.<br \/>\n\u00abMa suo fratello \u00e8 un delinquente\u00bb?<br \/>\n\u00abNo. Forse, l\u2019unico sbaglio che ha fatto \u00e8 di aver pensato pi\u00f9 agli altri che a s\u00e9. E ha sempre lavorato; fin troppo\u00bb.<br \/>\nIl brigatista nero alza le spalle, si volta, va verso il mucchio di morti, ne prende uno a caso per i capelli, gli alza la testa per farglielo vedere e chiede: \u00ab\u00c8 questo\u00bb?<br \/>\n\u00abNo\u00bb, risponde la Pinetta.<br \/>\nPoi passa a un altro e la scena si ripete. Poi a un altro ancora, e cos\u00ec per qualche altra volta.<br \/>\nQuando solleva la testa di Fogagnolo, la Casiraghi lo riconosce e capisce che l\u00ec c\u2019\u00e8 anche suo fratello Giulio. Disperata si allontana dalla piazza e faticosamente torna a casa.<br \/>\nL\u2019evidente vilipendio dei poveri morti si manifest\u00f2 anche nei confronti dell\u2019allora diacono, Giovanni Barbareschi, che, mentre impartiva la benedizione alle salme per preciso incarico del cardinale Schuster, fu interrotto, in malo modo, dai militi della Muti e fu sollecitato a sbrigarsi. Il comando nazista, infine, ordin\u00f2 che i poveri corpi rimanessero esposti per l\u2019intera giornata<sup class='footnote' id='fnref-432-20'><a href='#fn-432-20' rel='footnote'>20<\/a><\/sup> e fu solo per il risoluto intervento del cardinale Schuster, che minacci\u00f2 di provvedere personalmente alla rimozione<sup class='footnote' id='fnref-432-21'><a href='#fn-432-21' rel='footnote'>21<\/a><\/sup>, che, ormai quasi a sera, si pot\u00e9 finalmente toglierli dal piazzale nel tardo pomeriggio e trasferirli all\u2019obitorio.<br \/>\nPerfino i passanti sono vittime di quella violenza.<br \/>\nUn quindicenne, ex allievo del maestro Principato, che passava in bicicletta per viale Brianza, fu obbligato a scendere da un suo quasi coetaneo, armato fino ai denti, in divisa della Muti, e fu costretto, armi alla mano, ad andare a vedere \u00abcome si giustiziano gli antifascisti\u00bb<sup class='footnote' id='fnref-432-22'><a href='#fn-432-22' rel='footnote'>22<\/a><\/sup>.<br \/>\nUna anziana donna che, scorgendo tra i morti il viso di un giovanissimo, disse: \u00abPor fioeu!\u00bb, fu subito minacciata da un milite fascista: \u00abCos\u2019hai detto? Se lo ripeti ancora, ti faccio fare la stessa fine di questi banditi<sup class='footnote' id='fnref-432-23'><a href='#fn-432-23' rel='footnote'>23<\/a><\/sup>\u00bb!<br \/>\nMa quando uno spettatore, indubbiamente fascista, prese la mira per bene e spar\u00f2 alcuni colpi di pistola nel mucchio dei poveri corpi in segno di disprezzo, non ci fu alcuna reazione da parte dei militi della Muti, evidentemente compiaciuti per il gesto<sup class='footnote' id='fnref-432-24'><a href='#fn-432-24' rel='footnote'>24<\/a><\/sup>.<br \/>\nDi tutto questo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia nella memoria collettiva perch\u00e9, il 10 agosto \u201944, le ben lontane cineprese di Combat Film erano impegnate nei dintorni di Firenze, che sar\u00e0 liberata il giorno dopo. Il 29 aprile \u201945, invece, in piazzale Loreto c\u2019erano e documentarono la collera della folla inferocita contro il tiranno e i suoi gerarchi, che avevano tradito la fiducia della nazione, trascinandola nella catastrofica, sanguinosa avventura della guerra mondiale.<br \/>\nIl film dell\u2019incivile episodio (ma quando mai un fatto rivoluzionario pu\u00f2 essere \u201ccivile\u201d?) \u00e8 spesso riproposto dai programmi televisivi di storia e di cronaca storica, quando si vuole ricordare l\u2019ingloriosa fine di Mussolini. Ci\u00f2 ha contribuito al consolidamento della memoria collettiva di questo evento mentre, non disponendo di un film, la stessa cosa non \u00e8 avvenuta per la strage nazifascista del 10 agosto \u201944.<\/p>\n<p><strong>Responsabilit\u00e0 tedesche<\/strong><br \/>\nProbabilmente, la fucilazione di piazzale Loreto rientrava, come altre esecuzioni avvenute in quel periodo (Greco, Robecco, campo Forlanini), nel programma di feroce repressione nazista dell\u2019attivit\u00e0 partigiana, gi\u00e0 ampiamente collaudato durante l\u2019 occupazione dell\u2019Est Europa: all\u2019escalation del clima insurrezionale doveva corrispondere l\u2019escalation del terrore per evitare che la solidariet\u00e0 della popolazione e delle masse operaie potesse ulteriormente ingrossare le fila partigiane. Fu per tale motivo che, prendendo a pretesto la morte di civili e speculando sulla difesa dell\u2019ordine pubblico, i nazisti tentarono di assicurarsi il consenso della cittadinanza alla repressione della lotta partigiana.<\/p>\n<p><strong>La vulgata neofascista e gli assassini della memoria<sup class='footnote' id='fnref-432-25'><a href='#fn-432-25' rel='footnote'>25<\/a><\/sup><\/strong><br \/>\nNel suo \u00abPromemoria urgente per il duce<sup class='footnote' id='fnref-432-26'><a href='#fn-432-26' rel='footnote'>26<\/a><\/sup>\u00bb il capo della provincia Parini dice chiaramente che l\u2019ordine della rappresaglia fu impartito dal comando tedesco, senza alcuna preoccupazione per la proporzione numerica, ma solo per affermare il controllo nazista del territorio: Milano \u00e8 il crocevia da cui devono passare le truppe naziste schierate nel basso Piemonte, in Liguria e nel sud della Lombardia, in occasione della ormai quasi certa ritirata per proseguire verso il Brennero. Considerato, poi, che l\u2019 attentato di Rastenburg al F\u00fchrer \u00e8 recentissimo<sup class='footnote' id='fnref-432-27'><a href='#fn-432-27' rel='footnote'>27<\/a><\/sup>, non \u00e8 da escludere che lo zelo giochi una sua parte nell\u2019atteggiamento delle gerarchie naziste periferiche, e lombarde in particolare.<br \/>\nParini esprime un\u2019inequivocabile insofferenza delle istituzioni repubblicane per la palese subordinazione all\u2019autorit\u00e0 nazista che ne limitava l\u2019autonomia, mettendole nella condizione di non poter fare sfoggio della loro efficienza e della loro attitudine militare; ma manifesta anche un pesantissimo giudizio sull\u2019episodio: \u00abil modo della fucilazione era stato quanto mai irregolare e contrario alle norme\u00bb. Tanto che conclude dicendo: \u00abNon vi nascondo che mi sento profondamente a disagio nella mia carica, giacch\u00e9 il modo di procedere dei tedeschi \u00e8 tale da rendere troppo difficile il compito di ogni autorit\u00e0 e determina una crescente avversione da parte della popolazione verso la repubblica\u00bb. Vale la pena di ricordare che, in seguito alla vicenda, Parini ritenne opportuno dimettersi da capo della provincia. Processato dalla Corte d\u2019Assise Straordinaria, come esponente di spicco del fascismo milanese, nell\u2019ottobre 1945, per questo suo gesto otterr\u00e0 una sentenza di condanna<sup class='footnote' id='fnref-432-28'><a href='#fn-432-28' rel='footnote'>28<\/a><\/sup> relativamente mite: 8 anni e quattro mesi di carcere, che saranno poi cancellati in Cassazione, per la sopravvenuta \u201camnistia Togliatti\u201d.<br \/>\nD\u2019altra parte, la scelta del posto, la fucilazione e la crudelt\u00e0 della lunga esposizione dei corpi martoriati lasciarono un segno indelebile nella popolazione milanese e nelle file della Resistenza, caricando di un forte valore simbolico il luogo e l\u2019evento. Se non lo si comprende, resta davvero difficile capire a pieno il secondo e pi\u00f9 noto episodio legato a Piazzale Loreto: l\u2019esposizione dei cadaveri di Mussolini, della sua amante e dei gerarchi fascisti il 29 aprile 1945.<br \/>\nLa pubblicistica neofascista, postfascista, e anti-antifascista, spesso si lascia andare ad affermazioni azzardate e, talvolta, indecenti, come quando, Franco Bandini dice che \u00e8 un \u00abpeccato mortale tramandare storicamente \u201clezioni\u201d dei fatti adulterate, al solo scopo di rimuovere colpe ed errori<sup class='footnote' id='fnref-432-29'><a href='#fn-432-29' rel='footnote'>29<\/a><\/sup>\u00bb.<br \/>\nOppure, citando Vittorio Messori: \u00ab[\u2026] in quel fiume di parole che continua da ormai sessant\u2019anni, nessuno dice come andarono davvero le cose. \u00c8 solo l\u2019amore per la verit\u00e0 che deve contrassegnare un cristiano che mi spinge a ricordare lo svolgimento dei fatti, non certo una qualche simpatia per il fascismo, per il quale ho la stessa estraneit\u00e0, anzi orrore, che nutro verso il comunismo<sup class='footnote' id='fnref-432-30'><a href='#fn-432-30' rel='footnote'>30<\/a><\/sup>\u00bb. Messori dichiara di rifarsi alle memorie di Vincenzo Costa, secondo lui fonte unica, attendibile e inequivocabile, capace di spiegare come sono andate davvero le cose; altro che \u00abi sacerdoti della fruttuosa retorica resistenziale\u00bb! Sono passati poco pi\u00f9 di cinque anni dal processo Saevecke e Messori, colpevolmente, non se n\u2019\u00e8 nemmeno accorto. E, infatti, ne ignora esiti e documenti. Non lo sa o non vuole saperlo? Mah!<\/p>\n<p><strong>Il processo Saevecke<\/strong><br \/>\nIl processo a Theodor Saevecke, unico superstite dei diciotto responsabili (14 nazisti e quattro fascisti) individuati nominativamente dal rapporto della 78th SIB<sup class='footnote' id='fnref-432-31'><a href='#fn-432-31' rel='footnote'>31<\/a><\/sup> inglese, fin dal 21 maggio 1946, si apre nel settembre 1997 e si conclude il 9 giugno 1999, con una sentenza di condanna all\u2019ergastolo che, non essendo appellata dal criminale di guerra nazista, sar\u00e0 definitiva nel dicembre dello stesso anno. Difeso d\u2019ufficio con i soldi dei contribuenti italiani, per interporre appello, avrebbe dovuto pagare di tasca sua un difensore di fiducia. Ma non volle spendere neppure una lira, per una questione che per lui non si poneva: nazista era, e nazista rimase fin sul letto di morte.<br \/>\nSaevecke, con l\u2019arroganza tipica del nazista convinto e tutt\u2019altro che pentito, nelle more del processo italiano, ha querelato per diffamazione il Procuratore Militare di Torino, dr Pier Paolo Rivello, per avergli chiesto conto dei suoi crimini, durante l\u2019occupazione nazista della Lombardia. L\u2019azione legale cadr\u00e0 nel nulla, estinguendosi per la morte del criminale di guerra nazista.<br \/>\nAlle udienze del processo Saevecke, che si protraggono per un anno e mezzo circa, partecipa un folto gruppo di partigiani coi capelli bianchi, la cui partecipazione \u00e8 composta e sentita.<br \/>\nNon ci sono reazioni emotive, isteriche o sopra le righe, neppure quando la testimone alto-atesina Frieda Unterkofler disconosce le sue due precedenti deposizioni: quella agli inquisitori inglesi del 1945 e, la pi\u00f9 recente, al pm Pier Paolo Rivello, del 1997. O quando, l\u2019ex tenente della Muti, Manlio Melli, noto criminale di guerra, sadico torturatore di partigiani, e in particolare di partigiane, si rivolge all\u2019avvocato Maris in modo arrogante e offensivo. N\u00e9 quando, nella sede milanese dell\u2019Aeronautica Militare, durante la sessione straordinaria tenuta a Milano, per un riguardo all\u2019et\u00e0 del teste a difesa, Indro Montanelli, egli smentisce se stesso, per favorire il criminale nazista, che gli ha permesso di \u201cevadere\u201d dal carcere di San Vittore, il 1\u00b0 agosto del \u201944.<br \/>\nQuando, il 9 giugno 1999, il processo si concluse con la sentenza di condanna all\u2019 ergastolo di Saevecke, un lungo, caloroso applauso liberatorio percorse l\u2019aula del Tribunale Militare di Torino.<br \/>\nUno dei partigiani coi capelli bianchi, del gruppo dei dieci prigionieri \u201cgraziati\u201d e trattenuti come ostaggi, che finirono prima a Flossemburg e poi a Dachau, figlio di uno dei fucilati, non pot\u00e9 trattenersi e, con voce spezzata dalla commozione, grid\u00f2: \u00abViva la Repubblica, viva la Resistenza!\u00bb<\/p>\n<p>Milano, 10 agosto 2020<br \/>\n<em>Associazione \u00abLe radici della Pace &#8211; I 15\u00bb<\/em><br \/>\n<em>Il presidente<\/em><br \/>\n<em>Sergio R. Fogagnolo<\/em><\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<span class='footnote' id='fn-432-1'><a href='#fnref-432-1'>1<\/a>.<\/span> Tribunale Militare di Torino, atti del processo Saevecke, documento da n. 913 al n. 915, Archivio del Tribunale Militare di Verona. La sentenza \u00e8 consultabile al sito del ministero della difesa: <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/Giustizia_Militare\/rassegna\/Processi\/Pagine\/SaeveckeTheodorEmil.aspx\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">(<span style=\"color: #ff0000;\">CLICCA QUI) <\/span><\/a>consultato il 18 marzo 2018. Tutti gli atti del processo Saevecke sono stati versati all\u2019Archivio del Tribunale Militare di Verona nel 2008, anno in cui il Tribunale Militare di Torino fu soppresso e le sue competenze furono trasferite a quello di Verona.<br \/>\n<span class='footnote' id='fn-432-2'><a href='#fnref-432-2'>2<\/a>.<\/span> \u00a0 Cfr. \u00ab<em>Promemoria urgente per il duce<\/em>\u00bb del prefetto Parini, Archivio storico CVL, ASM, fondo CVL, busta 40, fascicolo 5, sottofascicolo 5, documento n. 455, datato a mano 10\/8\/44. Cfr. anche L. Borgomaneri, Hitler a Milano, Datanews Editrice, 2010, pag. 134 e la deposizione di Giuseppina Ferrazza al processo Saevecke, unica testimone oculare ancora in vita, inserita anche nel film \u00ab<em>Partiti per Bergamo<\/em>\u00bb, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-3'><a href='#fnref-432-3'>3<\/a>.<\/span> \u00a0 Cfr. Prefetto Piero Parini,\u00a0<em>Promemoria urgente per il duce,<\/em>\u00a0citato.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-4'><a href='#fnref-432-4'>4<\/a>.<\/span> \u00a0 Idem.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-5'><a href='#fnref-432-5'>5<\/a>.<\/span> \u00a0 Idem.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-6'><a href='#fnref-432-6'>6<\/a>.<\/span> \u00a0 Idem.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-7'><a href='#fnref-432-7'>7<\/a>.<\/span> \u00a0Interrogatorio del dottor Alberto Bettini, Corte d\u2019Assise Straordinaria di Milano (d\u2019ora in poi CAS Milano): atti processuali della sentenza 261\/291 del 27\/10\/45. ASM, Busta 20, fasc. 261 (attualmente mancante per errata archiviazione) e Fondo CAS Milano &#8211; vol. 3\u00b0.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-8'><a href='#fnref-432-8'>8<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0<em>C&#8217; Detachement, 78th Section SIB\u00a0<\/em>[Special Investigation Branch]<em>, C.M. Police.\u00a0Statement of: Morgante Elena. 4 Apr 46<\/em>, in ProWo, 310\/204. Testimonianza resa a Milano al RSM Vickers J., matricola 14258093. Da Luigi Borgomaneri,\u00a0<em>Hitler a Milano<\/em>, citato, pag. 139, nota 233.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-9'><a href='#fnref-432-9'>9<\/a>.<\/span> \u00a0 \u00a0Tribunale Militare di Torino, Atti del processo Saevecke, documento 134-141, pag. 5.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-10'><a href='#fnref-432-10'>10<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 Archivio dell\u2019associazione \u00abLe radici della Pace\u00bb.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-11'><a href='#fnref-432-11'>11<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 Ibidem.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-12'><a href='#fnref-432-12'>12<\/a>.<\/span> \u00a0 AA.VV.,\u00a0<em>Che c\u2019\u00e8 di nuovo? Niente, la guerra<\/em>. Edizioni Gabriele Mazzotta, Milano marzo 1997, pag. 283-284.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-13'><a href='#fnref-432-13'>13<\/a>.<\/span> \u00a0 Testimonianza di Adelina Del Ponte. Cfr. il film \u00ab<em>Partiti per Bergamo<\/em>\u00bb, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-14'><a href='#fnref-432-14'>14<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 Cfr. E. Ferri,\u00a0<em>L\u2019alba che aspettavamo<\/em>, Oscar Storia, Mondadori, 2006, pag. 149.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-15'><a href='#fnref-432-15'>15<\/a>.<\/span> \u00a0 Testimonianza di mons. Giovanni Barbareschi, durante la realizzazione del film \u00ab<em>Partiti per Bergamo<\/em>\u00bb, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-16'><a href='#fnref-432-16'>16<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 Testimonianza di Franco Loi. Cfr. il film \u00ab<em>Partiti per Bergamo<\/em>\u00bb, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-17'><a href='#fnref-432-17'>17<\/a>.<\/span> Cfr. Atti del Processo Saevecke, Tribunale Militare di Torino, documenti 1182 e 1183, dichiarazione di Fogagnolo Fernanda, raccolta dalla 78th SIB il 19 aprile 1946, a firma del cap. J. Vickers, oggi nell\u2019archivio del Tribunale Militare di Verona.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-18'><a href='#fnref-432-18'>18<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 L\u2019indagine della 78th SIB, particolarmente accurata, terminava il 21 maggio 1946 con l\u2019individuazione nominativa di 18 responsabili (14 nazisti e 4 fascisti). Cfr. Atti del Processo Saevecke, documenti 913 \u00f7 915, a firma dei capp. J. Vickers e R. J. Masters, oggi nell\u2019archivio del Tribunale Militare di Verona.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-19'><a href='#fnref-432-19'>19<\/a>.<\/span>\u00a0\u00a0 Testimonianza di Giuseppina Casiraghi, detta Pinetta, in Franco Alasia,\u00a0<em>La vita di prima<\/em>, Vangelista Editore, 1984, pag. 245-247.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-20'><a href='#fnref-432-20'>20<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0Cfr. \u00ab<em>Promemoria urgente per il duce<\/em>\u00bb, citato.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-21'><a href='#fnref-432-21'>21<\/a>.<\/span> \u00a0 Cfr. Cardinale Ildefonso Schuster,\u00a0<em>Gli ultimi tempi di un regime<\/em>, La Via, Milano, 1946, pag. 23.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-22'><a href='#fnref-432-22'>22<\/a>.<\/span> \u00a0 Testimonianza di Alfredo Barberis. Cfr. il film\u00a0<em>Partiti per Bergamo<\/em>, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-23'><a href='#fnref-432-23'>23<\/a>.<\/span> \u00a0 Testimonianza di Franco Loi. Cfr. il film\u00a0<em>Partiti per Bergamo<\/em>, Ass. Le radici della Pace, 2010.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-24'><a href='#fnref-432-24'>24<\/a>.<\/span> \u00a0 Testimonianza di Camilla Cederna. Cfr. AA.VV.,\u00a0<em>Milano in guerra<\/em>, Feltrinelli, 1979, pag. 17. Ripreso anche da R. Cenati, A. Quatela,\u00a0<em>Alle fronde dei salici<\/em>, ANPI Milano, 2007, pag. 18.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-25'><a href='#fnref-432-25'>25<\/a>.<\/span> \u00a0 Titolo di un famoso libro di Pierre Vidal-Naquet, docente di\u00a0 Storia greca presso la prestigiosa Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales.<br \/>\n<span class='footnote' id='fn-432-26'><a href='#fnref-432-26'>26<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0Cfr. Il prefetto Parini,\u00a0<em>Promemoria urgente per il duce,<\/em>\u00a0ASM, Fondo CVL, B 40, fasc. 5, s. f. 5.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-27'><a href='#fnref-432-27'>27<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0L\u2019attentato di Claus von Stauffenberg a Hitler alla \u00abtana del lupo\u00bb, noto anche come \u00abOperazione Valkiria\u00bb, avviene il 20 luglio 1944.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-28'><a href='#fnref-432-28'>28<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0ASM, Fondo CAS Milano, vol. 3\u00b0, sentenza 261\/291 del 27\/10\/45.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-29'><a href='#fnref-432-29'>29<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0Il Giornale, 1 settembre 1996, Franco Bandini, \u201c<em>Rappresaglia. Ecco come si comincia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-30'><a href='#fnref-432-30'>30<\/a>.<\/span> \u00a0\u00a0Cfr.:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vittoriomessori.it\/blog\/2014\/04\/26\/luglio-agosto-2005-il-timone-vivaio\/\">http:\/\/www.vittoriomessori.it\/blog\/2014\/04\/26\/luglio-agosto-2005-il-timone-vivaio\/<\/a>\u00a0consultato l\u20198\/4\/18.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-31'><a href='#fnref-432-31'>31<\/a>.<\/span> \u00a0Tribunale Militare di Torino, Processo Saevecke, atti processuali, documento dal 913 al 915.<\/p>\n<p><span class='footnote' id='fn-432-32'><a href='#fnref-432-32'>32<\/a>.<\/span> Si tratta di Eugenio Esposito, figlio di Andrea, fucilato in piazzale Loreto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Strage<\/p>\n<p>All\u2019alba del 10 agosto 1944, in piazzale Loreto, a Milano, un plotone della legione autonoma Ettore Muti, comandato dal capitano Pasquale Cardella[12] fucila quindici partigiani, prelevati dal reparto a gestione nazista del carcere milanese di San Vittore. 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